Per proteggere dati e dispositivi in viaggio servono poche regole applicate bene: aggiornamenti prima della partenza, autenticazione multifattore resistente al phishing, connessioni affidabili, backup verificati e attenzione a QR code, richieste urgenti e accessi anomali. Per chi viaggia con dati aziendali, però, la sicurezza non può fermarsi alle buone abitudini personali: servono monitoraggio e risposta continui.
Fuori dall’ufficio cambiano connessioni, ritmi e abitudini. Si lavora da aeroporti, hotel e spazi condivisi, si usa più spesso lo smartphone e si tende a reagire in fretta a notifiche e richieste. È proprio in questa combinazione di mobilità, urgenza e minore controllo che phishing, furto di credenziali e impersonificazione trovano terreno fertile.
I numeri mostrano quanto sia cambiato lo scenario. Secondo l’Osservatorio Cyberoo 2026, nel 2025 sono stati identificati 320 nuovi threat actor, rilevati 38.654 domini sospetti, effettuate oltre 1.300 segnalazioni alle autorità per phishing, antispam e antifrode e individuate più di 2.700 vulnerabilità univoche associate ai fornitori monitorati. Il punto non è solo che gli attacchi aumentano: diventano più credibili, rapidi e difficili da distinguere da attività legittime.
L’ENISA Threat Landscape 2025, basato su 4.875 incidenti europei, conferma che phishing e sfruttamento delle vulnerabilità restano tra i principali vettori di accesso. Anche il Rapporto Clusit 2026 fotografa un’accelerazione netta: nel 2025 sono stati censiti 5.265 incidenti gravi nel mondo, con una media di 439 al mese. In Italia gli incidenti gravi sono stati 507, il 42% in più rispetto al 2024.
Negli scorsi anni il rischio più evidente era collegarsi a una rete Wi-Fi aperta. Quel pericolo esiste ancora, ma oggi è solo una parte del problema. Gli attaccanti puntano soprattutto all’identità digitale: password, cookie di sessione, token OAuth e autorizzazioni già valide. Se riescono a rubarli, possono entrare senza “forzare” nulla e apparire come un utente normale.
Le email piene di errori non sono più il modello dominante. L’intelligenza artificiale permette di creare messaggi corretti, contestualizzati e coerenti con il tono di un collega, di un dirigente, di una compagnia aerea o di una struttura ricettiva. A questi si aggiungono il quishing, che usa QR code per portare a pagine di login false, lo smishing via SMS o app di messaggistica e il vishing, fatto di telefonate o messaggi vocali costruiti per generare urgenza.
Una rete chiamata “Airport Free WiFi” o “Hotel Guest” può sembrare autentica senza esserlo. Un criminale può creare un access point con un nome credibile, indurre il dispositivo a collegarsi e mostrare un portale fasullo per raccogliere credenziali o dati di pagamento. Anche su una rete legittima, un dispositivo non aggiornato o configurato male può rimanere esposto.
Gli infostealer non cercano soltanto password. Possono sottrarre cookie, token, credenziali cloud e sessioni già autenticate. Questo rende rischioso lavorare da un computer personale, condiviso o non gestito dall’azienda: un accesso apparentemente corretto può in realtà essere il risultato di una sessione rubata. Recenti statistiche indicano l’abuso di credenziali come primo vettore di accesso nelle violazioni analizzate, con il 22% dei casi.
Le stazioni di ricarica pubbliche sono comode, ma non sempre affidabili. Il rischio si riduce usando il proprio alimentatore collegato a una presa elettrica, un power bank aziendale o un cavo che consenta soltanto la ricarica. Se sullo schermo compare una richiesta di trasferimento dati o di autorizzazione, la risposta deve essere negativa.
Un laptop lasciato aperto, una password digitata sotto gli occhi di altri o una foto del boarding pass pubblicata sui social possono offrire informazioni utili per costruire un attacco. Anche l’annuncio in tempo reale di una trasferta può aiutare a rendere più credibile un messaggio falso: “Ho visto che sei a Berlino, puoi approvare subito questo pagamento?”.
La sicurezza del viaggio si prepara prima di chiudere la valigia. Aggiorna sistema operativo, browser, VPN e applicazioni, poi riavvia i dispositivi per completare le installazioni. Attiva la cifratura del disco e il blocco automatico, verifica che il backup sia recente e ripristinabile e porta con te solo i dati davvero necessari.
Per gli account aziendali usa password uniche e un password manager approvato. Dove possibile, preferisci un’autenticazione resistente al phishing, come passkey o chiavi FIDO2, invece di affidarti soltanto a codici ricevuti via SMS o a notifiche push che possono essere bersaglio di MFA fatigue. Disattiva inoltre la connessione automatica alle reti Wi-Fi e il Bluetooth quando non servono.
Non aspettare il rientro. Disconnetti il dispositivo dalla rete senza spegnerlo se le procedure aziendali richiedono di preservare le evidenze, contatta immediatamente il referente IT o il SOC e comunica che cosa è accaduto, quando e su quale dispositivo. Da un device affidabile, cambia le credenziali coinvolte e revoca le sessioni attive seguendo le istruzioni del team di sicurezza. In caso di furto o smarrimento, attiva subito la procedura aziendale per blocco e cancellazione remota.
Un utente VIP non è necessariamente il CEO. Può essere chiunque abbia accesso a informazioni critiche, capacità di autorizzare pagamenti, privilegi amministrativi o un’identità credibile agli occhi di colleghi e partner. Durante una trasferta, la sua esposizione aumenta: agenda pubblica, assenza dall’ufficio e uso intensivo dello smartphone offrono agli attaccanti elementi utili per costruire spear phishing, Business Email Compromise e impersonificazioni vocali o video.
Per questi profili servono controlli aggiuntivi: MFA resistente al phishing, verifica a due canali per le operazioni sensibili, privilegi minimi, monitoraggio delle credenziali esposte nel dark web e rilevazione di domini che imitano il brand o l’identità personale. La protezione deve comprendere anche laptop, smartphone, account cloud e servizi SaaS, non soltanto la rete aziendale.
La prudenza dell’utente resta fondamentale, ma nel 2026 un attacco può usare credenziali valide, sessioni rubate e strumenti legittimi. Per questo l’azienda deve saper riconoscere segnali deboli come accessi da Paesi insoliti, impossible travel, nuovi dispositivi, regole di inoltro create nella casella email o download anomali dal cloud.
L’approccio di Cyberoo unisce Managed Detection and Response e Cyber Threat Intelligence per monitorare minacce interne ed esterne e intervenire in modo continuo. Nel modello di cybersecurity sistemica, il Threat Management si integra con governance, compliance e formazione delle persone: l’obiettivo non è aggiungere un altro strumento, ma ridurre il rischio in modo coordinato, anche quando i team sono in ferie e gli uffici si svuotano.