Individuare un attacco non basta: la vera sicurezza si gioca sulla rapidità di intervento. Le vulnerabilità critiche emerse di recente sui sistemi Fortinet ci insegnano una cosa chiara: non è sufficiente sapere che c’è un problema, bisogna agire subito. Solo una remediation tempestiva, supportata da correlazioni intelligenti e azioni concrete, può fermare gli attaccanti prima che causino danni reali.
Negli ultimi anni la sicurezza informatica ha fatto enormi progressi sul fronte della rilevazione. Oggi molte aziende dispongono di sistemi capaci di individuare attività malevole in modo rapido e preciso. Eppure, gli incidenti continuano ad avere impatti significativi. Perché? Perché rilevare non significa risolvere.
Senza una vera capacità di remediation, che trasformi un alert in un’azione immediata per ridurre il rischio e intervenire direttamente sui sistemi prima che l’attacco abbia effetto, anche la migliore detection rimane un’informazione non sfruttata. In altre parole, avere la detection senza una remediation efficace è come avere un allarme antincendio collegato a una sirena, ma senza un idrante: sentirai il calore, ma non potrai spegnere il fuoco.
Le recenti vulnerabilità nei prodotti Fortinet del 10 dicembre 2025, in particolare CVE-2025-59718 e CVE-2025-59719, hanno riportato l’attenzione su un punto critico: la distanza tra il momento in cui una vulnerabilità viene individuata e quello in cui viene neutralizzata.
Queste vulnerabilità permettono il bypass della FortiCloud SSO login authentication sui prodotti Fortinet tramite crafted SAML response, a causa di una firma crittografica non verificata correttamente. In alcuni casi, consentono persino accesso amministrativo non autorizzato ai dispositivi perimetrali.
Il vero rischio non è solo tecnico, ma operativo: intervenire rapidamente su sistemi critici, spesso in produzione, richiede decisioni immediate e azioni concrete, non solo consapevolezza del problema.
Grazie all’intervento tempestivo dei nostri Cybersecurity Specialist attivi h24 e al servizio MDR Cypeer, i tentativi di attacco sono stati individuati e contenuti prima che potessero evolvere in una compromissione estesa. Questo episodio conferma una verità spesso ignorata: la detection, senza una capacità concreta di remediation, non basta a ridurre il rischio operativo.
Oggi quasi tutte le aziende dotate di servizi di sicurezza informatica sanno di essere esposte a vulnerabilità. Scanner, alert e feed di threat intelligence funzionano bene per la detection. Ma c’è una differenza: la detection riduce l’ignoranza, la remediation riduce il rischio.
Sono due concetti diversi. Il problema non è la mancanza di avvisi, ma l’incapacità di agire tempestivamente quando un attacco è in corso, per processi poco definiti, competenze insufficienti o assenza di supporto adeguato.
Senza capacità esecutiva, la sicurezza si riduce a un esercizio di reporting: utile per la consapevolezza, ma inefficace nel contenere l’impatto di un attacco.
La domanda critica, quindi, diventa: cosa succede dopo la detection? In molte realtà, il flusso si ferma qui:
Nel frattempo, l’attacco avanza. La cybersecurity non può permettersi questo tempo morto. Quando parliamo di apparati perimetrali o componenti critici, il tempo tra detection e remediation è la vera superficie di attacco.
Una remediation efficace non solo ferma l’attacco, ma riduce il rischio operativo e rafforza la sicurezza nel lungo periodo.
Ecco i principali benefici che ogni azienda può ottenere applicando una strategia di remediation tempestiva:
Uno degli errori più comuni è pensare che remediation significhi solo installare una patch. In realtà, la patch è solo una delle azioni possibili, e spesso la più lenta.
Una remediation efficace comprende:
Nel caso Fortinet, la mitigazione immediata non era “aggiornare tutto subito”, ma disabilitare il meccanismo di autenticazione vulnerabile, riducendo il rischio mentre si pianificava l’upgrade completo. Questa è la differenza tra sapere cosa non va e sapere cosa fare subito.
Sapere che serve una remediation è il primo passo, ma il vero valore è capire quale azione applicare, in che ordine e con quale impatto operativo. Una strategia efficace richiede competenze e processi chiari, perché ogni minuto conta.
La remediation tempestiva è possibile solo se la detection è accompagnata da correlazione e validazione. Non basta sapere che una CVE esiste: bisogna capire se è sfruttabile nel proprio contesto e se qualcuno sta già provando a usarla.
Le correlazioni intelligenti non servono solo a confermare un alert, ma a vedere in anticipo il percorso dell’attacco, consentendo di applicare remediation mirate prima che il rischio diventi concreto. Capire il contesto e la sequenza degli eventi è ciò che trasforma la detection in un’azione preventiva.
Nel nostro lavoro, blocchiamo ogni giorno attacchi reali perché non ci fermiamo al singolo indicatore. Correliamo:
Questa visione d’insieme ci permette di intervenire prima che la compromissione diventi irreversibile, applicando remediation mirate e immediate.
La vera resilienza nasce dall’integrazione di due capacità: vedere prima e agire subito. Le correlazioni intelligenti permettono di anticipare il percorso di un attacco, trasformando un semplice alert in una visione contestuale che rivela quali vulnerabilità sono realmente sfruttabili e quali segnali indicano un tentativo in corso.
Ma questa consapevolezza è inutile senza la capacità di remediation: non basta sapere che bisogna intervenire, bisogna sapere come farlo, con quale priorità e con quale impatto operativo. Solo processi chiari e competenze dedicate consentono di tradurre la detection in azioni concrete, riducendo il rischio in tempo reale. In altre parole, la correlazione ci fa vedere il fuoco prima che divampi, la remediation ci insegna a spegnerlo subito. Senza queste due leve integrate, la sicurezza informatica rimane reattiva e vulnerabile, non proattiva ed efficace. Il nostro obiettivo è trasformare la velocità di risposta in un vantaggio strategico perché, lo sappiamo, in cybersecurity ogni secondo conta.