Tutti i segreti della Cybersecurity: il blog di Cyberoo

Oltre il codice: il volto psicologico di un cyber attacco

Scritto da CYBEROO | 5 febbraio 2026

 

Quando si parla di cybersecurity, il racconto è quasi sempre dominato da numeri, grafici, vulnerabilità e framework tecnici. Eppure, un attacco informatico non è solo una sequenza di passaggi logici che porta a un incidente: è una vera e propria aggressione che colpisce le persone prima ancora dei sistemi.

Un cyber attacco destabilizza, genera paura, confusione e senso di colpa. Comprendere questa dimensione umana è essenziale per costruire una reale cyber resilience, non solo tecnologica ma anche organizzativa.

 

Il trauma collettivo e la rottura dello “schema del mondo”

All’interno di un’azienda, il lavoro quotidiano si basa su schemi rassicuranti: accendiamo il computer, accediamo ai sistemi, tutto funziona come previsto. Un attacco informatico infrange brutalmente questa normalità.

Gli esperti parlano di trauma collettivo: un evento improvviso che trasforma un ambiente familiare in un territorio ostile. La prima reazione è spesso la negazione. Si minimizza l’accaduto, si spera che sia “solo un problema tecnico”, che un riavvio o una patch possano risolvere tutto. In realtà, lo schema mentale di sicurezza è già stato spezzato.

 

Le 5 fasi psicologiche di un cyber incidente

L’esperienza sul campo mostra che molte organizzazioni attraversano fasi emotive ricorrenti, sorprendentemente simili a quelle di un lutto:

    • Negazione: il rifiuto di accettare la gravità dell’evento: “Non può essere successo davvero”;
    • Rabbia e ricerca del capro espiatorio: la frustrazione si riversa sul reparto IT, sui fornitori o su singoli dipendenti;
    • Contrattazione: si cercano scorciatoie, soluzioni rapide, spesso senza una reale comprensione del problema;
    • Depressione e apatia: subentrano senso di colpa, stanchezza e la consapevolezza di aver ignorato segnali evidenti;
    • Accettazione (con il rischio del falso entusiasmo): si definisce un piano di azione. Il pericolo? Che, passato lo shock, tutto torni come prima e le promesse di miglioramento vengano dimenticate.

 

L’incertezza come arma: il ruolo psicologico del backup

Durante un incidente, uno dei fattori più stressanti è l’incertezza: non sapere se i dati sono recuperabili, se l’azienda potrà ripartire, se il danno è reversibile.

In questo scenario, il backup diventa molto più di una misura tecnica: è un ancoraggio psicologico. La presenza di un backup integro rappresenta lo spartiacque tra speranza e disperazione poiché consente di recuperare i dati aziendali.

Per essere davvero efficace, un backup deve essere:

    • Immutabile
    • Isolato dalla rete principale
    • Preferibilmente off-site, fuori dall’infrastruttura aziendale

Senza queste caratteristiche, il backup rischia di essere solo un’illusione di sicurezza.

 

La manipolazione psicologica degli attaccanti

I cyber criminali non colpiscono solo i sistemi: colpiscono le persone.
Oltre alla cifratura dei dati, utilizzano tecniche di pressione psicologica estrema:

    • Esfiltrazione di informazioni particolari (dati personali, sanitari, segreti industriali);
    • Email di ultimatum con countdown;
    • Telefonate dirette ai dipendenti sui numeri personali.

L’obiettivo è chiaro: aumentare il senso di urgenza, isolare la vittima e spingerla a decisioni impulsive. A quel punto, l’incidente smette di essere solo aziendale e diventa personale.

 

Costruire una difesa davvero resiliente

Dal momento che la sicurezza assoluta non esiste, l’obiettivo non è eliminare ogni rischio, ma evitare che un attacco si trasformi in una catastrofe.

Una strategia di cyber resilience solida si basa su sei pilastri fondamentali:

    • Monitoraggio e risposta h24 per intercettare le minacce in fase precoce permettendo all'azienda di individuare un attacco e mitigarlo tempestivamente prima che questo riesca a trasformarsi in un vero e proprio incidente con danni economici o fermi produttivi;
    • Cyber Threat Intelligence per comprendere il contesto di rischio guardando oltre il semplice perimetro infrastrutturale per capire se nei propri "dintorni digitali" si stia organizzando qualcosa contro l'organizzazione, seguendo il principio che prevenire è meglio che curare;
    • Remediation efficace, non solo rilevamento poiché possedere strumenti avanzati di detection senza presidiare l'"ultimo miglio" della mitigazione della minaccia rende inutile la scoperta dell'attacco e aumenta drasticamente il rischio di subire danni sistemici;
    • Incident Response Plan, chiaro e testato, come un piano antincendio, che stabilisca esattamente chi deve fare cosa per gestire non solo gli aspetti tecnici, ma anche il forte stress e l'incertezza che colpiscono le persone durante l'aggressione;
    • Miglioramento continuo, perché il panorama delle minacce evolve costantemente insieme al cyber crime; è fondamentale non abbassare la guardia dopo un attacco, poiché la mancata elevazione della postura di sicurezza espone l'azienda a pericolosi casi di recidiva
    • Cultura e igiene cyber, perché il fattore umano resta centrale all'interno di ogni organizzazione, rendendo necessario educare i dipendenti a comportamenti sicuri e consapevoli per evitare che semplici distrazioni diventino il punto d'ingresso per i criminali.